Itinerario naturalistico

IL CODIBUGNOLO (Aegithalos caudatus)

Lasciato il centro storico, l’itinerario prevede un percorso naturalistico che passa vicino all’Anfiteatro e coincide con un sentiero chiamato Sedia del Papa, per una roccia assai caratteristica che si può ammirare nella omonima contrada, attraversata dalla piccola via pedonale.

Foto Archivio Apt Latina

Il sentiero costeggia per tre quarti il Monte Trevi, mantendosi su una quota altimetrica compresa tra i 250 e i 350 metri s.l.m. Lungo il percorso non è difficile incontrare un uccello: il Codibugnolo.

Se non fosse per la lunga coda che supera la lunghezza del corpo, il Codibugnolo sarebbe un uccello molto piccolo (cm 14); è comune in boschi e boschetti, in parchi e giardini. Sverna spesso insieme ad altre Cince, della cui grande famiglia esso fa parte e dalle quali si riconosce per le piccole dimensioni, per la livrea bianca e nera e per la lunga coda.

La sottospecie nordica (Aegithalos caudatus) ha il capo completamente bianco e vive in Scandinavia, nelle regioni baltiche e nella Russia occidentale. La sottospecie meridionale (Aegithalos caudatus rosaceus) è invece caratterizzata da un largo sopracciglio nero. Nell’Europa centrale si incontrano specie intermedie.

Il Codibugnolo assomiglia alle altre Cince come abitudini, ma raramente si ciba alle "mangiatoie". Il nido a forma di uovo, con un piccolo buco di entrata e coperto di licheni, è costruito tra i cespugli o sulle biforcazioni dei rami.

Come tutte le Cince, il Codibugnolo deposita 5 - 16 uova bianche con macchie rossastre; l’uccello genitore, quando è nel nido, è costretto a ripiegare sul dorso la lunga coda.

La voce di questo piccolo uccello è trillante "zimp" in rapida successione e un sottile "zii - zii - zii". Il canto, molto raro, è una mescolanza di note.

L'AMPELODESMA (Ampelodesma mauritanica)

Soprattutto nel versante sud-occidentale del Monte Trevi, più caldo e assolato, troviamo l’Ampelodesma.

Questa specie mediterranea, originaria delle montagne dell’Atlante algerino, è ampiamente diffusa nell’Africa del Nord, Spagna, Francia ed Italia. Si tratta di una pianta erbacea alta 1 - 3 m, molto robusta, che forma grossi cespi dalle foglie lunghe e taglienti simili a quelle del giunco.

In primavera - estate, nel mezzo del cespo compare una lunga spiga molto ramificata, che come in tutte le graminacee rappresenta l’infiorescenza. E’ frequente in luoghi aridi e rocciosi delle pendici litoranee in quanto si insedia di norma nella macchia degradata (per incendio o per disboscamento) di cui rappresenta uno stadio regressivo.

Ciò è testimoniato dal fatto che in alcuni luoghi particolarmente degradati forma delle associazioni quasi pure.

Conosciuta nel nostro territorio con nomi diversi da luogo a luogo, in Campania è detta "erba sparta", in Sicilia "disa" e nel Lazio "stramma".

E’ utilizzata da lungo tempo; gli antichi sciuli ne traevano legacci per la vite; attualmente le foglie, che si tagliano ogni tre anni, servono per lavori di intreccio e cordami.

Questa pianta, estremamente vigorosa e rustica, è inoltre preziosa ausiliaria nel ripopolamento vegetale delle pendici montuose degradate dell’ambiente mediterraneo.

LA VITALBA (Clematis vitalba)

Lungo il sentiero di Monte Trevi, prima di giungere nel punto dove questo compie una vistosa curva a sinistra, si può notare, nel lato posto ad occidente, la presenza di un muro a secco che serve per rendere agevole il passaggio sulla via.

Su questo muro, in coabitazione con un grosso cespuglio di rovo, troviamo una pianta dalle caratteristiche assai vigorose per le sue dimensioni non eccezionali: la Vitalba.

Le Clematidi sono piante erbacee o rampicanti legnose che si attaccano per mezzo dei piccoli fogliari. Ampiamente diffuse nelle zone temperate della superficie terrestre allo stato spontaneo, sono frequenti anche nei parchi e giardini con numerosi ibridi dai fiori appariscenti.

La Vitalba è la più comune clematide europea ed in particolare nella nostra penisola occupa luoghi selvatici e boscaglie. Le foglie sono pennate; i fiori piccoli con quattro petali bianco - avorio compaiono in luglio – agosto.

A questi seguono frutti provvisti di lunghi stili bianchi e piumati. Si tratta di una specie assai vigorosa ed invadente che ricopre completamente tronchi di alberi, cespugli e muri.

IL CULBIANCO (Oenanthe oenanthe)

Un altro uccello che non è difficile incontrare a Monte Trevi è il Culbianco. Il più diffuso e numeroso degli Oenanthe, il Culbianco è comune in colline, lande, pascoli montani e collinosi, anche se predilige le zone con sporadica vegetazione.

D’estate, il maschio si riconosce da una macchia nera sopra l’occhio, il vertice, il dorso e il groppone grigio–acciaio. In autunno, sia il maschio che la femmina presentano una striscia bianca sopra l’occhio, il dorso bruno–grigio e il groppone bianco.

In qualunque abito, la coda presenta un bordo nero molto netto e le timoniere centrali nere. I giovani assomigliano alla femmina, ma sono picchiettati. La sottospecie della Groelandia (Oenanthe oenanthe leucorrhoa), che migra attraverso l’Europa occidentale, è un po’ più grande e dai colori più vivaci. Questa sottospecie è protagonista di una notevole impresa poiché compie un lungo volo in una sola tappa attraverso l’Atlantico, dalla Groelandia all’Europa e all’Africa.

Il Culbianco nidifica nei buchi dei muri, nelle tane dei conigli e nelle pietraie; la covata è composta da 4–6 uova azzurrastre. La voce del Culbianco è un aspro "tack"; esso canta posato o durante un corto volo, con un breve gorgheggio.

IL GHEPPIO (Falco tinnunculus)

L’ambiente naturale compreso tra il Monte Trevi, il Monte Nero e il Pian della Quartara è tipico del Gheppio. E’ questo il più comune e diffuso dei Falconi; frequenta quasi tutti gli ambienti aperti e semiaperti e nidifica in vecchi nidi su dirupi ed edifici o rovine, a volte nel centro città.

Il maschio del Gheppio ha il capo e la nuca blu, il dorso rossiccio, le ali con macchie scure e la coda blu con una larga fascia nera terminale. Si può confondere solo con il Grillaio che ha il dorso e le ali non macchiate.

Le femmine e gli esemplari giovani hanno la parte superiore barrata rosso–mattone e, a parte gli artigli neri e non chiari, le abitudini più solitarie sono quasì indistinguibili dalla femmina e dagli immaturi del Grillaio.

Si distinguono invece dagli esemplari del Falco cucolo per il petto macchiato, la fronte scura e la larga fascia terminale scura sulla coda. La silhouette di volo è caratteristica con ali lunghe e appuntite e coda molto lunga.

Il Gheppio compie spesso il volo detto "spirito santo" a 6–9 metri di altezza, con la coda aperta a ventaglio alla ricerca della preda (grossi insetti, piccoli mammiferi, lucertole, rane) sulla quale scende in picchiata.

Alla posizione della "spirito santo" intervalla occasionali planate. La femmina depone da 5 a 7 uova a macchie rosso ruggine. La voce di questo rapace è una serie di acuti "ke-lik" o anche di ripetuti "ki- ki - ki" mentre durante il corteggiamento emette il particolare verso "wrieh - wrieh". Il Gheppio è una specie protetta.

La sua presenza a Sezze è legata ad un filo: alcuni incendi, l’uso di sostanze tossiche in agricoltura, la possibilità che irresponsabili possano uccidere gli ultimi esemplari rimasti, rappresentano una seria minaccia alla sua esistenza tra le colline setine.

(fonte: opuscolo regione Lazio)

Mandorli in fiore lungo la via che porta a Sezze