Miti e leggende

In queste pagine raccoglieremo tutte le storie del nostro paese.

Dalle favole che venivano raccontate ai bambini, alle storie che non hanno mai trovato conferma nella realtà, ma che sopravvivono nel cuore e nei ricordi di tutti i setini, nonchè i racconti sulla vita del passato.

Invitiamo tutti coloro che ne conoscono alcune a pubblicarle.

STORIA DI UN SETINO DEL '900 (della prof. LAURA TULLI)

Il mestiere più difficile del mondo è quello di vivere. Coltivare le proprie sensazioni; quelle mobili, delicate, ariose, piacevoli, intatte dalla negazione. Coltivare i propri sentimenti insieme ad una congenita e brillante euforia, può trasformare la realtà in un presente eterno.

Vivere è anche parlare, conversare con frivolezza, alleggerendo la vita nella pura arte delle parole parlate. Nelle nostre conversazioni si riflettono i suoni dei nostri vissuti intimi la nostra missione di intuire chi siamo.

Le parole a volte fungono al pari di mani incorporee e ci stringono il cuore, mentre sprofondiamo nella suggestione delle sensazioni che ci coinvolgono tuttavia nella passione del sentimento in una sfera d’inesprimibile inedita area interiore.

Pur avendo gran simpatia per la tecnologia e per le sue applicazioni, con le infinite potenzialità di estendere la civiltà ai confini del mondo, esprimo perplessità per un uomo del futuro che possa dimenticare quanto importante sia il contenuto morale e spirituale della vita umana.

Penso che il tempo è la vita stessa che risiede nel nostro cuore non dobbiamo mai dimenticare che nulla è perduto che non si possa ricercare.

Una grande figura della mia infanzia che ho sempre ricordato con orgoglio nei momenti più felici della mia vita è mio nonno paterno, che mi ha sempre portato fortuna solo a nominarlo.

Una volta all’università, raccontai aneddoti di lui, prima di un difficile esame, e poi presi elogi dai professori e con gran stima fui introdotta nell’istituto in cui emersero mie qualità sconosciute a me stessa.

La storia è quella di un uomo che del nuovo secolo aveva capito la lezione e riscosse il successo di chi seppe tradurre in pratica idee geniali.

Produceva carrozze, prima con i cavalli, la sua era un’antica famiglia di carrettieri, di cui aveva ereditato un poco l’arroganza e la pazzia generosa .

Andò a prendere la patente a Parigi e la sua vita diventò costellata di un continuo e schizofrenico vulcano di grandi e pessime idee di fantastica generosità filantropica.

Fu di grande popolarità , nell’ambito del suo hinterland paesano, per un progetto che all’epoca di miseria, fame e superstizione che c’era in Italia e soprattutto in quei paesi così storicamente isolati, poteva essere veramente incredibile.

Il mondo allora vedeva l’avvenire meccanizzato con terrore . Il Carducci non a caso scrisse una simbolica poesia per descrivere la novità del treno che arrivava al suo paese, intitolandola "Il Mostro", e facilmente ci immaginiamo questo drago meccanico che sputa fumo e fiamme.

Quanto doveva essere impaurito il popolo, talmente poco evoluto da non conoscere nemmeno il mare, figuriamoci una locomotiva a vapore. Infatti si parlava ancora di ferrovia e non di treno.

Non sempre paesi, collocati per storiche esigenze sui monti , in posizioni strategiche per la malaria che imperversava in palude, e scorrerie di popoli di tutti i tipi barbarici, potevano usufruire della ferrovia, difficile da costruire in montagna.

Mio nonno Cavaliere del lavoro Signor Tullio ,in uno dei suoi viaggi a Parigi, dove amava andare, soprattutto per seguire le opere teatrali, che cantava anche con una bella voce baritonale, prese la patente automobilistica e cominciò anche a far collezione di macchine che guidò personalmente fino alla morte, nonostante tutti gli autisti che poi erano suoi salariati della famosa "Ditta Tulli" che egli creò con la sua genialità.

C’è da dire che sicuramente, per viaggiare oltre il paese, oltre le vie impervie di campagna, per percorrere le prime vie asfaltate la macchina doveva essere veramente più agevole.

L’intuizione di sor Tullietto fu quella inoltre di creare carrozze mobili senza cavalli, che allacciassero la civiltà che per i sezzesi dell’epoca era identificata in piazza S. Giovanni a Roma che divenne un grosso scalo dei SERVIZI TULLI.

Questi pullman riuscirono a servire da veicoli portatori di civiltà e benessere a piccoli paesi retrogradi ed isolati da secoli dislocati qua e là nel Lazio e penalizzati dalla loro ubicazione talmente scomoda per cause antiche, volute da una storia fatta di racconti di paura, miseria di faide lazzarone che ostacolavano la possibilità di conoscere i prodotti tipici e favolosi di un paese che ha tante caratteristiche buone e positive.

Un prodotto a mio avviso favoloso è soprattutto il pane, menzionato già da Valerio Flacco, setino Balbo.

Questi fu famoso scrittore latino, alunno di Quintiliano su cui fui interrogata nel mio esame di Latino all’Università La Sapienza di Roma, ricordo che l’illustre professore Ettore Paratore mi chiese l’autore con la frase di Quintiliano: "Multum in Valerio Flacco nuper amisimus, di cui la denominazione completa è nel manoscritto più antico del suo poema (vaticanus 3277). Flacco scrisse le Argonautiche, volendo imitare l’Eneide.

L’aria e l’acqua dei monti di Sezze sono talmente particolari che contribuiscono a creare la composizione chimica ideale di una rustica pagnotta dal sapore inconfondibilè tramandato addirittura dalla memoria latina nella sua letteratura nell’antica Roma: e questo lo ricordo anche dalla lezione latina che ebbi al Giulio Cesare, il famoso liceo classico di Roma, quando il chiarissimo Professore Goffredo Patriarca, noto per aver tradotto la lingua greca e aver decifrato la lineare B, fece l’apoteosi in classe di questo pane.

Nessuno dei compagni di classe voleva crederci. Io feci un figurone, perchè mi caricai due pagnotte dal paese, dove in genere andavamo per i morti e lo portai al professore, realmente commosso del delicato pensiero, tanto che mi regalò dei semi di basilico da piantare e mi dette un passaggio in macchina fino al quartiere Montesacro dove, combinazione abitavamo entrambi.

Ricordo che guidò a due all’ora e si meravigliò di quanti libri mi ero caricata. "Accicoria!" Esclamò. "Quanti libri!" Erano tutti ben foderati con variopinte carte verdi e angolini gialli.

Per fortuna che non mi vide quando sono andata a fare i concorsi per insegnare, avrei dovuto prendere un autoservizio Tulli, per collocare tutti i brani di autore che avevo preparato, tratti da dieci secoli, come recitava puntualmente il programma.

In ogni modo, il prof. Patriarca si sprofondò in complimenti, sottolineando oltre alla mia bravura anche una bellezza di immagine mia e di mia madre. Ora sarebbe contento di sapere che ho due figlie ancora più belle e brave, per non parlare di mio marito che è perfetto.

In ogni modo c’è ancora un altro pane speciale a Sezze, di cui il mio palato ricorda un sapore e un profumo inconfondibile, sto parlando del muglitto che è semplicemente favoloso.

In ogni modo il successo delle autolinee di mio nonno fu enorme, il governo fu costretto a fare strade sempre migliori. Le comunicazioni sono sempre il presupposto per quello che è il sogno della civiltà: "la pace e il benessere sociale".

L’azienda Tulli è un esempio di come si può essere molto generosi non solo nell’ambito privato della propria famiglia, ma anche allargandosi nel sociale cercando sempre di favorire condizioni e circostanze che predispongano a fare opere buone e a creare il bene, elevare la qualità della vita umana.

I Tulli di Sezze furono fortunati nel riuscire a realizzare i loro progetti, ma non fu così in Africa, dove il fratello di Tullietto, di nome Felicetto, non solo fu ostacolato dalla popolazione di Mogadiscio, e non riuscì a favorire alcun collegamento, ma fu addirittura massacrato dai neri primitivi, ancora adesso quel popolo non riesce a sollevarsi dalla sua arretratezza endemica.

Quel popolo dovrebbe sapere che ebbe sulla coscienza anche la morte di mio nonno. Saputo infatti della situazione di rivolta nera in Africa mio nonno andò dai parenti del fratello e mentre scriveva l’assegno per consentire il suo ritorno, si commosse talmente tanto al racconto delle atrocità che si commettevano in Africa che morì di crepacuore, fino all’ultimo momento pensando di fare del bene a questi suoi parenti sempre molto amaro sapere che gli uomini saggi e buoni molto spesso sono i primi a dover lasciare un mondo in cui avrebbero ancora tante opere importanti da proporre e portare avanti.

Di prossima pubblicazione:

"La leggenda di Ercole"

"Gli oso"

"La femminella"

"I laghi sotterranei di Sezze"

"La casa degli spiriti"

"Misteri celati"