I proverbi setini

tratti dal libro "Sezze che scompare" del prof. Luigi Zaccheo, illustre conoscitore della storia e delle tradizioni setine

I proverbi rappresentano da sempre un sinonimo di saggezza.

Con poche e semplici parole, alla portata di tutti, si esprime un segnale, un messaggio o meglio un monito affinchè la vita scorra più piacevolmente al riparo dai dispiaceri.

Citeremo alcuni dei più conosciuti proverbi setini molto usati dai nostri padri ed ancora non caduti in disuso, fortunatamente:

La caglina fa gli ovo e agli ‘aglio ci fa malo ‘i culo (La donna fa fatica e l’uomo si lamenta)

‘I preto senza bocchi non canta messa ( Il prete senza soldi non celebra la messa)

L’oncia dà di sponta alla decina (Anche i piccoli possono aiutare i grandi)

Chi tè la curela va alla chiesa (Chi è in peccato và in chiesa)

Pè i annazi bisogna ogne le rote (Per andare avanti bisogna ungere le ruote)

Quando Del Duca ha sete, Maratoce stà appicciato ( Quando il padrone Del Duca ha sete, il suo garzone Maratoce sta bruciando dall’arsura)

Mica stonco a gli tafri! (Lo dice una persona per indicare che economicamente sta bene e si serve di una metafora con più incisività).

‘I sacco voto, non s’arregge ritto ( Un sacco vuoto non sta in piedi ritto)

Abbada a gli petucchio rifatto! (Guardati dal povero che si è arricchito)

Va in giro cò ‘na scarpa e ‘na ciavatta ( Per indicare che una persona è molto povera)

Tu fai accome agli ‘utteri: vai sempre cerchenne feschi, ma lu tempo è mortorità dei padrugni (Tu fai come i butteri che desiderano sempre, per non lavorare, le feste, il maltempo e la morte del padrone)

Lo malo entra a chigli esce a once (Il male entra a chili e va via a grammi)

Dalla ficora ce nasce la ficorozza (Dall’albero del fico nasce un germoglio che è sempre fico anche se piccolo)

Gli asino porta la pagli e isso se la rimagna ( L’asino porta il fieno che poi mangia lui stesso)

In tempo de carestia, pane de veccia (Nella necessità bisogna adattarsi)

Quella tacca è ‘scita da quiglio ciocco (Il figlio è simile al padre)

Chiacchera ‘npizzo e caca tosto (Si atteggia a signore ma è sempre un bifolco)

Rocco fatìa e Pizzicato magna (Chi lavora e chi ne trae i frutti)

Menai a chi vigghi e a chi non vigghi cugghi (Mirai ad una persona e ne colpii un’altra)

I’ giusto gli ao ‘mpiccato alla storta prima di arrivà a Sez. (A Sez. si è perduta ogni traccia di giustizia)

A fa bene e a esse acciso (Chi fa del bene, spesso si pente di averlo fatto)

I’ grannunchio, pè non se fa gli affari sei, perdivi la coda (La rana, per interessarsi dei problemi altrui, perse la coda)

Chi zappa crepa, chi negozia campa (Il contadino muore di fatica mentre il negoziante vive senza problemi)

Fiocca, fiocca, fiocca; chi tè la moglie s’appallocca (Quando fa la neve chi ha la mogli può abbracciarsela e riscaldarsi)

Pane accattato, corpo arraiato (Non ci si sazia mai del pane comprato)

Non t’allazzi manco nu dento (Nel mangiare non Ti sazi neppure un dente)

N’esse tanto maro ca tutti te sputano, n’esse tanto doce ca tutti te sucano (Bisogna sapersi destreggiare nella vita senza essere troppo severi o troppo indulgenti)

Ciriara ciriarella semini na’ quarta e arraccugli nà scodella

Quando la femmena alleva, la casa trema; quando è grossa è ricca o spiantata.

Se vai a Piperno amico non ti farai e se te lo farai te ne pentirai. Se ne fece uno i principe Colonna, ce se magnavi i bovi co tutte le corna (Proverbio nato a seguito della rivalità con gli abitanti di Priverno)

Ho fatto gli accatto de Maria de gli ulimo: accatta a rasimo e vende a culimo (Indica un cattivo affare)

La vipera tè lo veleno alla vocca, la femmena pè tutto

Pè ‘na vota che Giovanni iette a femmine, le trovave tutte confessate (Si mette in rilievo la sfortuna che perseguita una persona)

Bianca roscetta la Susaroletta, quadragnola la Rocchiciana, vita fine la Bassianese, sacco di paglia la Sezzese (si delinea il carattere delle donne della zona)

Alla cesa passarina non ci si bene nu bicchierino, specialmente Catallo Bottono ci s’accatta ‘na matassa cottono (Si prende in giro questo tal Catallo che, dopo aver lavorato per un anno la terra, raccoglie soltanto quanto basta per comprare una matassa di cotone).

E’ meglio vedè ‘’n’asino cacà che n’accetta taglià (E’ preferibile assistere ad una scena esteticamente brutta, ma innocua, che ad un’azione che provoca lutti).

Senza la tua panara inforno e sforno, senza la tua sutuccia ammasso e cerno (Il proverbio indica l’autosufficienza che una persona dichiara superbamente a chi le ha negato un aiuto).

Gli asino, pe’ non move la coda, se fece magnà i’ culo dalle mosche (si condanna in modo efficace e duro la pigrizia).

Più si ietta a capoculo, più aresce caporitto (Si riferisce ad una persona particolarmente fortunata).

Ci mancano sempre 99 bocchi pè fa ‘na lira (Si dice di una persona che è sempre senza soldi).

La neve marzolina è accome la lengua della malavicina (Paragone molto efficace per indicare quanto danno può arrecare la cattiva lingua della vicina).

Chi tè la lengua va in Sardegna (La persona che sa parlare e non è timida può girare tranquillamente dappertutto).

Se febbraro non febbrarìa, marzo malo pensava (Ogni mese deve avere il suo clima).

Magnate sta pizza pè tortolo! (Prenditi questa offesa come se fosse una cosa buona, senza protestare)

Alla Cagnillora se fiocca, piove e tira vento, merno è ito fora; se non fiocca non piove e non tira vento, merno sta dentro.

Finestra ovale di una cantina