Sezzesi nel mondo

a cura di Francesco Liberatori

Italiani: popolo di santi, poeti, navigatori. Ma anche di emigranti. Sarebbero oltre 60 milioni, secondo le agenzie per l’immigrazione di mezzo mondo e la Farnesina, gli oriundi italiani sparsi per il mondo.

Una cifra considerevole, abnorme. Se domattina ognuno di loro decidesse di tornare a far visita a parenti, amici e luoghi più o meno familiari del loro background . non sapremmo dove e come ospitarli.

Il fenomeno dell’emigrazione dal Belpaese, come può intuirsi, è molto consistente e si inserisce di diritto in ogni analisi (economica, sociologica ed antropologica in senso lato) della storia italiana degli ultimi duecento anni.

L’interesse, che scaturisce evidentemente dal dato quantitativo in sé, è diversificato. Se da una parte, infatti, s’è cercato di comprendere i perché di questo poderoso esodo, dall’altra si è cercato si delineare l’incidenza che il massiccio outrush ha avuto sui Paesi d’adozione.

Paesi che, in ultima analisi, oscillano tra quelli additati dal senso comune come destinatari dell’emigrazione italiana (USA, Canada, Brasile, Argentina, Belgio, Germania) ed altri meno noti all’opinione pubblica (Venezuela, Nuova Zelanda, Francia e Romania).In questo contesto, ben si inserisce anche la laboriosa comunità setina.

Che, tra mille difetti di blasone e di toga, ha saputo comunque generare nel tempo copiosi gruppi di uomini, donne e bambini che, fatto fagotto, si sono congedati dalla rocca del leone Nemeo in cerca di maggiori fortune. Anche chi vi scrive ha, nella propria famiglia, diversi esempi di felici emigranti verso il nuovo mondo o, addirittura, fin verso la lontana terra dei canguri.

Ed è assai difficile, in generale, che il setino medio non abbia uno "zio d’America", stereotipo di aneliti e frustrazioni tra le più varie.Le direttrici seguite dagli emigranti setini sono quelle "classiche" dell’emigrazione italiana.

Il primo passo, conseguenza diretta della crisi economica europea di fine ‘800 ed esauritosi attorno agli anni ’10 di questo secolo, porta svariati milioni di persone negli Usa, in Belgio, in Romania, in Brasile.

Tra le due guerre, il fenomeno decresce (ma non scompare), per acuirsi nel secondo dopoguerra. L’Italia, affamata e stremata dalla guerra, cerca fortuna altrove: oltre alle destinazioni già usuali, la penetrazione si fa massiccia anche in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Venezuela, Inghilterra e Francia.

I setini non si tirano indietro e, armati di grande spirito di sacrificio, si imbarcano in massa sulle navi e treni della "speranza". Il fenomeno, in proporzioni più contenute, si ripete a distanza di una ventina d’anni circa, quando, dopo il grande boom dei "fantastici anni 60", l’economia italiana tende a stabilizzarsi su fondamentali di crescita più regolari.

Volendo fare qualche numero, ci si deve attenere alle cifre ufficiali. Al momento, i setini nel mondo (con passaporto italiano) sono poco più di 2000. Anche se è lecito ritenere che gli oriundi setini (nati all’estero da genitori setini o avi setini, che per ovvie ragioni non hanno conservato la cittadinanza italiana) siano molto di più.

In questo senso, le cifre su scala nazionale costituiscono un discreto metro di proporzione: di 65 milioni di italiani nel mondo, quelli che effettivamente sono considerati "italiani all’estero" (passaporto italiano, residenza all’estero) sono poco meno di 2 milioni.

E’ verosimile, quindi, che di setini sparsi per il mondo ce ne siano molti di più - come la rete Internet e queste stesse pagine web, tra le altre, hanno contribuito a dimostrare. Setini che, una volta giunti a destinazione, hanno provato a fare del loro meglio. Il carattere dell’emigrante medio è molto flessibile, puntuale e determinato. Si adatta alle situazioni più diverse.

Cerca di capitalizzare al massimo livello le proprie competenze e, laddove possibile, cerca di formarne di nuove, in base ai trend del mercato che lo ospita.

C’è l’emigrante laborioso, dunque, ma c’è anche quello ozioso (esportatore di tradizioni infelici, che sono ancora oggi ferite aperte nel tessuto della società italiana), quello che capisce che la vita dell’emigrante non fa per lui (e, dopo un po’, se ne torna in patria) e quello che, fatta fortuna, decide di godersela in patria.

Volendo sorvolare sulle ultime categorie, le maglie dell’analisi si stringono all’emigrante che decide di stare nel nuovo Paese, e di starci in un certo modo.

E’ l’emigrante - e scendiamo di nuovo nel particolare - che ha vaste competenze in campo agricolo (capitalizzabili in Paesi a vocazione agricola, come il Brasile o Argentina, non certo a Manhattan), artigianale (falegname, fabbro) ed edilizio.

E, in linea molto generale, sono queste le collocazioni professionali dell’emigrante setino: che può essere agricoltore, fabbro, falegname, muratore. Ma anche - e qui entra in gioco lo spirito d’industria e di adattamento - waterboy, milkboy, panettiere, muratore e cosivvia.

Ambasciatore dei sapori della buona tavola, i pezzi forti dell’emigrante setino - di quello, ça va sans dire, che ancora conserva memoria del proprio paese d’origine - restano broccoletti e carciofi, paste di visciolo e di mandorle, pane fatto in casa. Le tradizioni, alle volte, portano al paradosso.

Soprattutto fra gli emigranti più recenti, infatti, non è raro trovare vive ed assai usuali pratiche tradizionali che, qui a Sezze, hanno imboccato da tempo il loro sunset boulevard.

E’ così per il pane e per i dolci (tutti fatti rigorosamente in casa, o homemade che dir vogliate, ancora con la ricetta della nonna), per gli ortaggi (coltivati anche questi dietro casa, nella yard), per il dialetto (assai differente da quello corrente) e per un modo di vivere la famiglia e le cose della vita che a noi è ormai lontano

FRANCESCO PERROTTI (MILANO)

Francesco.Perrotti@rasnet.it

La mamma era la signora Filomena Del Duca

 

     FRANK ARDUINI lIBERTYVILLE (ILLINOIS - USA)

    arduinif@interacces.com

 

BOBBY CONSOLI (AUSTRALIA)

Bobbi.Consoli@jcu.edu.au

 

SABRINA LIBERATORI (CANADA)

sab@vegacom.on.ca

 

PAOLA PERROTTI (ARABIA SAUDITA)


Sorella di Francesco. La mamma era la signora Filomena Del Duca

 

ALF STRAND

a-bergum@online.no


Sebbene di famiglia norvegese, è nato a Sezze ed ha abitato a Suso, in via Sorana, per oltre 20 anni. Un setino "Honoris Causa"

Veduta dall'alto di Sezze Scalo

Paradossalmente, è come se il tempo-per quanto concerne il loro background, quel che d’italiano portano con se - si fosse fermato al momento della loro partenza.

Per chi (come vi scrive) ha fatto esperienza di tutto questo, è stato come consultare un manuale di etnologia evolutiva dei più ricchi e preziosi, che ha gettato una luce unica su tratti di antropologia e sociologia della nostra comunità che, altrimenti, non avrebbe mai conosciuto.

Per concludere: andrebbe conosciuto e, quindi, meglio considerato il variegato e fecondo universo dei setini nel mondo.

Almeno per due ragioni: per venire a contatto col loro vasto patrimonio antropico e dunque rileggere il nostro alla luce di considerazioni nuove ed assai utili; per stabilire una prima e coerente riflessione sul ruolo giocato da questi nostri ambasciatori sulle comunità locali in cui si sono inseriti, hanno vissuto e vivono tuttora.

Qualche timido passo lo si è mosso, anche grazie alle potenzialità dei new media (chi vi scrive ne ha fatto esperienza diretta).

Ma ancora molto c’è da fare. Per cominciare, oltre ai links di questo sito, date un’occhiata al sito del C.C.C.A.L. (http://www.laziali.ca) o dell’Italo-Australina Club di Canberra(http://canberramall.com/italoaustralian.htm).

Chissà, navigando anche voi potreste scoprite quello "zio d’America" che avete sempre cercato o sognato e che, per pigrizia o sfortuna, non avete mai trovato. Buona fortuna!

A Sezze, anche se spesso diamo l'idea di essere litigiosi tra noi ed insolenti, siamo in realtà una grande famiglia. Anche se spesso per motivi di lavoro od altro abbandoniamo la nostra città, rimaniamo setini nell'animo e non vediamo l'ora di tornare per sentire di nuovo i profumi tipici, le chiacchiere, il modo di vivere che ci distingue da tutti.

Con queste pagine esprimo il desiderio di collegare Sezze con chi vive lontano, spesso all'estero, creando così un invisibile cordone ombelicale che dalla nostra città si dirami ovunque.

Invitiamo tutti coloro che abitano lontano da Sezze, ma che hanno nel cuore la nostra città, a comunicarci il loro indirizzo.

Fabio Pironi di Bondeno